Se come affermava Paolo VI trenta anni fa: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”, oggi appare chiara la necessità di aggiungere, che se lo sviluppo non è coerente, sembra difficile poter arrivare alla pace sperata e acclamata da molti. La coerenza, è il nuovo nome della pace.
La coerenza nelle azioni e nelle scelte della nostra vita quotidiana ha più impatto sulla pace che lo sviluppo incoerente e autoreferenziale.
Lo sviluppo, che viene da molte associazioni, privati, enti, che si impegnano per un mondo di pace e di non violenza, contro le guerre e le vittime civili dei conflitti, deve essere sostenuto ma sostenibile.
Tra i molti aspetti di sostenibilità mi riferisco in particolare alla gestione delle risorse finanziarie di tali soggetti.
La coerenza relativa a questo aspetto, vuole che ci si rivolga a Banche che con i loro investimenti e profitti, non vadano contro l’etica e la trasparenza auspicabile per la costruzione di un vero mondo di pace.
Non sempre è così. Associazioni di cooperazione internazionale, che lavorano a tutti gli effetti per un auspicato sviluppo, si ritrovano ad avere conti correnti presso banche che sostengono più o meno intenamente il mercato internazionale delle armi (http://www.banchearmate.it/). Ci sono infatti Banche che si offrono in maniera del tutto legale e dietro compensi sostanziosi, di supportare e in alcuni casi, sostenere direttamente questo mercato.
Un mercato che si rivolge sempre più, proprio a paesi in via di sviluppo. Un mercato sostenuto da ogni soggetto cliente di queste banche. Un mercato che porta violenza, morte e distruzione proprio in quei paesi in cui queste associazioni lavorano per lo sviluppo….invano. Gli obietivi del Millennio dell'ONU non sono stati nemmeno lontanamente avvistati e non sembra che alla fine ci sia un reale volontà di farlo.
Lavorare per la pace e sostenere la guerra, credo sia fondamentalmente sbagliato e incoerente.
Le “Banche Armate” non spiegano questo ai propri clienti, la trasparenza di cui riempiono gli opuscoli è a senso unico, come i vetri dietro ai quali i testimoni riconoscono i criminali. La banca sa tutto di noi e noi molto poco di quello che fa con i nostri ormai miseri risparmi. Ma le informazioni ci sono e bisogna cercarle.
Chiedere una condotta piu’ etica alla propria banca e’ un diritto di ogni singolo correntista e a farlo con maggior vigore dovrebbero essere quelle associazioni che con i loro patrimoni hanno una voce più forte e più influente.
Rifiutiamoci

Nessun commento:
Posta un commento